Prefettura di Oristano: Perchè continua a nascondere?
Prefettura di Oristano: Perchè una prefettura impedisce l'accesso agli atti per verificare la regolarità di una licenza? Quali interessi nasconde?
La Italdetectives® Association al fine di tutelare la regolarità della categoria e per dare voce alle segnalazioni dei numerosi abusivi, che a seguito del DM 269/2010 si sono moltiplicati piuttosto che diminuire, ha dato inizio alla richiesta di accesso agli atti presso alcune prefetture.
A seguito di una segnalazione pervenutaci in Ottobre 2014 abbiamo chiesto l'accesso agli atti alla Prefettura di Oristano per verificare la regolarità di licenza del titolare di un'agenzia investigativa (leggi qui la prima richiesta). A seguito del primo diniego (leggi qui ) abbiamo effettuato di nuovo la richiesta tramite un legale (leggi qui la richiesta dell'avv. Locci). Il 26 Gennaio 2015 la Prefettura, ci risponde inviando una email ad un altro indirizzo di posta elettronica incurante di controllare dopo l'accettazione, l'avvenuta consegna. Infatti, la Prefettura di Oristano, nella persona dell'Ill.mo Viceprefetto Saba, sbaglia indirizzo di posta elettronica e nemmeno si fa carico di controllare l'effettivo recapito della P.e.c. tanto è la Sua supponenza! (postEcert è diverso da postAcert! E' come spedire una raccomandata ad un indirizzo sbagliato:torna indietro con indirizzo sconosciuto!!) (leggi qui).
Cosa nasconde la Prefettura di Oristano?
Dopo i recenti e numerosi fatti di corruzione ed abusivismo perchè le istituzioni si ostinano a negare la traparenza?
Dopo il D.M. 269/2010 per la categoria molte cose sono cambiate: IN PEGGIO.
Gli abusivi si sono moltiplicati, gli uffici delle Prefetture preposti (vedi Udine) continuano ad interpretare la normativa incuranti delle disposizioni ministeriali, la polizia amministrativa, se controlla, lo fa solo con chi è in regola ed infine il Ministero dello Sviluppo Economico (leggi qui il quesito per il quale ancora non abbiamo risposta) e l'A.N.A.C. continuano tranquillamente ad ignorarci per non parlare del Prefetto Valentini.
Abbiamo chiesto a tutte le prefetture d'Italia l'elenco delle autorizzazioni attive proprio perchè, la mancanza di trasparenza, la "discrezionalità" esercitata arbitrariamente ancora dai Prefetti (solo in Italia!) e la totale assenza di verifiche da parte del Ministero dell'Interno (celandosi dietro "non abbiamo mezzi"), ha permesso la situazione assurda di avere 90 abusivi ogni 10 licenze regolari. Su oltre 120 prefetture solo 16 hanno risposto! E mentre la Commissione Consultiva Centrale fa "finta" di occuparsi dei problemi della categoria le associazioni che la compongono continuano a mantenere i "panni sporchi" con il benestare del Ministero dell'Interno.
E pensare che il 4 febbraio p.v presso la UNI siamo stati chiamati ad un incontro per discutere altre regole per gli investigatori privati, come se quelle dettate dal D.M. 269/2010 non bastassero. Premesso che non ho nulla in contrario alla certificazione ma la domanda inevitabilmente nasce: a chi servirà una futura "certificazione degli investigatori privati"? A far ingrassare gli enti e le associazioni che vivono di corsi piuttosto che difendere la categoria?
E mentre discutiamo di certificazione le multinazionali in italia preferiscono affidare i lavori alle nostre concorrenti in Europa......
A Voi le riflessioni.
Bernardo Ferro
Presidente Italdetectives
Link articolo: http://www.italdetectives.org/index.php?option=com_content&view=article&id=288:prefettura-di-prefettura-di-oristano-perche-continua-a-nascondere&catid=12&Itemid=105
sabato 21 febbraio 2015
domenica 3 agosto 2014
Italdetectives, ricorso al TAR Lazio contro il Ministero dell'Interno
Ennesima battaglia che vede coinvolta la Italdetectives mentre altri si ingrassano a suon di corsi...
Vi invito ad aderire al ricorso!
Vi invito ad aderire al ricorso!
Il Ministero dell'Interno, quando si degna di rispondere, lo fa in modo evasivo e capzioso.
ADESSO BASTA!. Siamo stanchi di essere presi in giro.
Il Ministero dell'Interno, nella persona della Dott.ssa Santorufo in merito al nostro sollecito, tramite un legale, riguardante il rilascio dei tesserini di riconoscimento ci ha risposto così : clicca qui per leggere la risposta.
Se pensano di evitare ulteriori attese per una nostra distrazione, dato il periodo estivo, hanno ignorato che esistono persone che, come me, credono in questo lavoro.
Al di là della mia carica di Presidente della Italdetectives® questa volta scrivo come portavoce dell'intera categoria. Dopo questa ennesima risposta beffarda, ho incaricato un legale per preparare il ricorso al T.A.R. in merito al riconoscimento di un diritto che organi istituzionali a vari livelli hanno sancito: nel D.P.R. 153/2008, nel D.M. 269/2010, nel Vademecum Operativo, e che ancora oggi, dopo oltre 6 anni, ci è negato.
Successivamente, gli aderenti al ricorso, richiederanno il risarcimento per i danni eventualmente subiti.
I tempi per presentare il ricorso al Tar Lazio sono stretti: entro il 27 agosto 2014 (30 giorni dalla loro risposta). Noi andiamo avanti e lo presenteremo.
Essere riconosciuti significa veramente combattere l'abusivismo ed iniziare, non a parole ma con i fatti che ci hanno sempre contraddistinto (vedi prefettura di Udine), a richiedere l'accesso alle banche dati, accesso che ad oggi a noi è negato perchè non siamo identificabili.
Mentre i componenti della Commissione Consultiva Centrale insieme al Ministero dell'Interno decidono corsi di formazione e altre "imposizioni" inutili visto che non possiamo lavorare in legalità, la Italdetectives® andrà avanti per far riconoscere i diritti della categoria.
Se vi reputate dei seri Investigatori Privati per far valere la vostra dignità e professionalità è d'obbligo scendere in campo con me, senza distinzione di associazione per ottenere cio' che ci spetta, con l'adesione al ricorso in modo concreto partecipando alle spese, che, come ben sapete sono alte, entro e non oltre il 15 agosto.
Se saremo in tanti non solo vinceremo questa battaglia, ma IMPEDIREMO di farci mettere ulteriori vincoli, tasse e vessazioni, nelle prossime riunioni della Commissione Consultiva Centrale.
Tutti gli Investigatori Privati che vogliono aderire possono inviare una email direttamente al sottoscritto: presidente@italdetectives.org
Per trasparenza tutti gli aderenti potranno prendere sempre visione delle attività relative al ricorso stesso.
Articolo tratto da Italdetectives.org
martedì 22 luglio 2014
Moderazione
Annuncio ai lettori del blog:
I contenuti del blog non sono diffamatori ma basati su fatti di cronaca del settore.
Pertanto non sono accettati commenti maleducati, minacciosi, strafottenti e spam.
Per chi avesse problemi con il blog può tranquillamente non entrare visto che io non sono andato a cercare nessuno.
Fiducioso in una vostra collaborazione vi auguro una buona giornata.
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mercoledì 18 giugno 2014
Le difficoltà di acquisizione dei documenti presso la Pubblica Amministrazione viola l'art. 24 della Costituzione
Di seguito viene riportato il quesito rivolto alle autorità competenti.
Per leggere l'intero quesito clicca sull'icona ->
martedì 17 giugno 2014
Se la privacy diventa una farsa...La moglie fa beccare il marito evasore ma l’Authority sanziona il detective privato
Siamo il paese dell'assurdo....
Vi lascio all'articolo tratto dal sito dell'Italdetectives a cura del giornalista Stefano Sansonetti della "La Notizia"...
All’inizio era una storia boccaccesca, con due coniugi che litigano e in tribunale se ne danno di santa ragione. Adesso è diventato un confronto che ha avuto un’imprevista escalation e rischia di scatenare una guerra: da una parte il mondo delle società di investigazioni private, dall’altra il Garante della privacy. Il fatto è che lo scorso 30 maggio, con un provvedimento che sta già sollevando un vespaio, l’Authority guidata da Antonello Soro ha multato una società del settore, La Segretissima Investigazioni srl, “rea” di aver effettuato indagini sull’attività professionale di un medico senza una preventiva comunicazione nei confronti del diretto interessato. Già messa così sembra paradossale.
I protagonisti
Il fatto è che la società avrebbe scoperto che il dottore, un cardiologo del centro Italia (di cui naturalmente non possono essere fornite le generalità proprio per ragioni di privacy) è un evasore fiscale, perché svolge un’attività privatistica senza emettere documenti fiscali. Il tutto è stato trasfuso dalla società in un report prodotto nel giudizio di separazione che vede opposto il cardiologo alla moglie, medico pure lei. Insomma, l’investigazione era stata commissionata proprio dalla consorte per rintuzzare le pretese del marito che voleva abbassare l’entità degli alimenti corrisposti alla moglie sulla base di una precedente decisione del giudice. La Segretissima è stata condannata a pagare 12 mila euro per violazione del Codice della privacy. Ma la questione non sta certo nella multa in sé, quanto nell’affermazione di un precedente che potrebbe bloccare le attività delle società di investigazioni. Da qui alla discesa in campo della Italdetectives, una delle maggiori associazioni rappresentative degli investigatori privati, il passo è stato breve. Anche perché si dà il caso che il titolare della Segretissima, Bernardo Ferro, sia anche presidente della Italdetectives. E quindi lo scontro con il Garante adesso coinvolge di fatto tutto il settore.
La contestazione
I tecnici di Soro, in buona sostanza, hanno sanzionato la società per “mancata informativa di cui all’art. 13 del Codice della privacy”. L’articolo in questione dice che “l’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali sono previamente informati oralmente o per iscritto”. A meno che, aggiunge il comma 5, le informazioni siano raccolte “ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive”. E proprio a questo comma si era appellata La Segretissima, visto che il report finale doveva servire alla moglie del medico per difendersi dalle pretese avanzate in giudizio dal marito, dimostrando che è un evasore fiscale. Ma il Garante della privacy già il precedente 19 maggio 2014 (cioè una manciata di giorni prima della sanzione finale) aveva respinto la posizione della Segretissima dicendo che “l’esenzione dall’obbligo di fornire l’informativa” opera solo nel caso in cui “i dati personali non sono raccolti presso l’interessato”, ossia presso terzi. La società, invece, per scoprire le furbizie fiscali del cardiologo aveva utilizzato collaboratori che si erano finti pazienti e avevano raccolto risultanze, anche fotografiche, proprio dal diretto interessato. Tra l’altro la stessa società il 21 gennaio del 2014 ha denunciato il cardiologo alla Guardia di finanza per evasione fiscale. Ma alla fine il Garante ha deciso sulla base di un’interpretazione del codice che alla Italdetectives non va proprio giù. Al punto che contro la decisione scatterà un ricorso a giorni.
Il precedente
E poi l’aspetto boccaccesco. Alla separazione dei coniugi si era arrivati qualche anno fa perché il marito era stato il primo a ingaggiare una società di investigazioni che aveva scoperto i tradimenti della moglie. Ne era seguito un report investigativo. Anni dopo, quindi, per perorare le sue istanze davanti al giudice, la moglie ha deciso di rendere pan per focaccia avvalendosi degli stessi mezzi. Sul terreno rimangono le rivendicazioni delle società di investigazione che hanno sì una licenza rilasciata dalle prefetture (e lautamente pagata con tanto di polizza assicurativa), ma sulla carta non sono vincolate al rispetto di un codice deontologico. La cui adozione, semmai, dovrebbe essere stimolata dal ministero dell’interno. Adesso, complice la decisione del Garante, il settore sembra intenzionato a dare battaglia per non farsi bloccare l’attività da altri simili provvedimenti.
@SSansonetti
Fonte: http://www.italdetectives.org/index.php?option=com_content&view=article&id=263:se-la-privacy-diventa-una-farsa-la-moglie-fa-beccare-il-marito-evasore-ma-l-authority-sanziona-il-detective-privato&catid=12&Itemid=105
Vi lascio all'articolo tratto dal sito dell'Italdetectives a cura del giornalista Stefano Sansonetti della "La Notizia"...
All’inizio era una storia boccaccesca, con due coniugi che litigano e in tribunale se ne danno di santa ragione. Adesso è diventato un confronto che ha avuto un’imprevista escalation e rischia di scatenare una guerra: da una parte il mondo delle società di investigazioni private, dall’altra il Garante della privacy. Il fatto è che lo scorso 30 maggio, con un provvedimento che sta già sollevando un vespaio, l’Authority guidata da Antonello Soro ha multato una società del settore, La Segretissima Investigazioni srl, “rea” di aver effettuato indagini sull’attività professionale di un medico senza una preventiva comunicazione nei confronti del diretto interessato. Già messa così sembra paradossale.
I protagonisti
Il fatto è che la società avrebbe scoperto che il dottore, un cardiologo del centro Italia (di cui naturalmente non possono essere fornite le generalità proprio per ragioni di privacy) è un evasore fiscale, perché svolge un’attività privatistica senza emettere documenti fiscali. Il tutto è stato trasfuso dalla società in un report prodotto nel giudizio di separazione che vede opposto il cardiologo alla moglie, medico pure lei. Insomma, l’investigazione era stata commissionata proprio dalla consorte per rintuzzare le pretese del marito che voleva abbassare l’entità degli alimenti corrisposti alla moglie sulla base di una precedente decisione del giudice. La Segretissima è stata condannata a pagare 12 mila euro per violazione del Codice della privacy. Ma la questione non sta certo nella multa in sé, quanto nell’affermazione di un precedente che potrebbe bloccare le attività delle società di investigazioni. Da qui alla discesa in campo della Italdetectives, una delle maggiori associazioni rappresentative degli investigatori privati, il passo è stato breve. Anche perché si dà il caso che il titolare della Segretissima, Bernardo Ferro, sia anche presidente della Italdetectives. E quindi lo scontro con il Garante adesso coinvolge di fatto tutto il settore.
La contestazione
I tecnici di Soro, in buona sostanza, hanno sanzionato la società per “mancata informativa di cui all’art. 13 del Codice della privacy”. L’articolo in questione dice che “l’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali sono previamente informati oralmente o per iscritto”. A meno che, aggiunge il comma 5, le informazioni siano raccolte “ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive”. E proprio a questo comma si era appellata La Segretissima, visto che il report finale doveva servire alla moglie del medico per difendersi dalle pretese avanzate in giudizio dal marito, dimostrando che è un evasore fiscale. Ma il Garante della privacy già il precedente 19 maggio 2014 (cioè una manciata di giorni prima della sanzione finale) aveva respinto la posizione della Segretissima dicendo che “l’esenzione dall’obbligo di fornire l’informativa” opera solo nel caso in cui “i dati personali non sono raccolti presso l’interessato”, ossia presso terzi. La società, invece, per scoprire le furbizie fiscali del cardiologo aveva utilizzato collaboratori che si erano finti pazienti e avevano raccolto risultanze, anche fotografiche, proprio dal diretto interessato. Tra l’altro la stessa società il 21 gennaio del 2014 ha denunciato il cardiologo alla Guardia di finanza per evasione fiscale. Ma alla fine il Garante ha deciso sulla base di un’interpretazione del codice che alla Italdetectives non va proprio giù. Al punto che contro la decisione scatterà un ricorso a giorni.
Il precedente
E poi l’aspetto boccaccesco. Alla separazione dei coniugi si era arrivati qualche anno fa perché il marito era stato il primo a ingaggiare una società di investigazioni che aveva scoperto i tradimenti della moglie. Ne era seguito un report investigativo. Anni dopo, quindi, per perorare le sue istanze davanti al giudice, la moglie ha deciso di rendere pan per focaccia avvalendosi degli stessi mezzi. Sul terreno rimangono le rivendicazioni delle società di investigazione che hanno sì una licenza rilasciata dalle prefetture (e lautamente pagata con tanto di polizza assicurativa), ma sulla carta non sono vincolate al rispetto di un codice deontologico. La cui adozione, semmai, dovrebbe essere stimolata dal ministero dell’interno. Adesso, complice la decisione del Garante, il settore sembra intenzionato a dare battaglia per non farsi bloccare l’attività da altri simili provvedimenti.
@SSansonetti
Fonte: http://www.italdetectives.org/index.php?option=com_content&view=article&id=263:se-la-privacy-diventa-una-farsa-la-moglie-fa-beccare-il-marito-evasore-ma-l-authority-sanziona-il-detective-privato&catid=12&Itemid=105
giovedì 3 aprile 2014
RINVIO A GIUDIZIO PER Antonino Alessandro Cascio alias Demetra.
Rinviato a giudizio in data 24 settembre 2014 presso il Tribunale di Aosta. Vi aspettiamo numerosi a breve pubblicheremo l'atto di citazione di Alessandro Antonino Cascio. Per chiunque dovesse riscontrare sul web il proprio nome e cognome, la propria azienda, il logo della società, tutto quello che può essere diffamatorio è pregato di inoltrare l'esposto alla Procura della Repubblica di Aosta.Fonte: http://alfabetaciarly.blogspot.it/2014/03/rinvio-giudizio-per-antonino-alessandro.html
Apprendo da questo blog che il Segretario Nazionale dell'APIS e titolare della Demetra Group è stato rinviato a giudizio. Aspetto con ansia di conoscere le motivazioni! Presto arriveranno nuovi aggiornamenti sul caso!
martedì 1 aprile 2014
Sicurezza non armata: arrivano una Confederazione e un contratto unico di lavoro
Importante svolta per l’ultimo incontro del tavolo interassociativo della security disarmata, che l’11 febbraio scorso aveva dato vita al primo Patto Italiano per la Sicurezza Non Armata.
Nel meeting romano del 20 marzo le Associazioni AISS, ANISI, AOSIS, CONFSICUREZZA, FEDERPOL e PIU’SERVIZI hanno formalizzato la nascita di una Confederazione che si faccia portavoce degli interessi rappresentati dal Patto Italiano per la Sicurezza Non Armata. Con due obiettivi primari: coagulare le istanze di riforma normativa da presentare al decisore politico e dare contestualmente vita ad una piattaforma contrattuale unitaria che disciplini, in maniera puntuale, adeguata al comparto e dignitosa per i lavoratori, l’intero settore della security disarmata (portierati e receptionist, addetti al controllo - “ex buttafuori”, steward, investigatori privati, etc).
Il Patto Italiano per la Sicurezza Non Armata fa sul serio.
Al ritmo di un incontro al mese, che conferma l’impegno delle Associazioni aderenti, la compagine interassociativa che rappresenta la security disarmata consolida i propri obiettivi e preme sull’acceleratore dell’operatività. Il 20 marzo a Roma si è infatti registrato un essenziale punto di svolta sia sul fonte istituzionale, sia sul fronte contrattuale.
In primo luogo è stato impresso al tavolo uno stigma istituzionale con la costituzione di una Confederazione che coaguli e formalizzi gli impegni assunti dalle Associazioni componenti il Patto: AISS, ANISI, AOSIS, CONFSICUREZZA, FEDERPOL, PIU’SERVIZI e FEDERSICUREZZA in qualità di osservatore. Tale Confederazione presenterà natura trasversale di secondo livello: sarà quindi “altra” rispetto alle realtà confederali già rappresentate dalle sigle che compongono il tavolo, a garanzia di imparzialità e di equidistanza operativa.
Ma la svolta è arrivata soprattutto sul fronte operativo, con la scelta di procedere all’immediata elaborazione di una piattaforma contrattuale a base unitaria che assommi il meglio di ciascun contratto di lavoro dedicato agli operatori del comparto sicurezza disarmata. L’intento è quello di definire regole certe a maggior tutela degli operatori e delle aziende che operano con serietà sul mercato, quindi di far emergere il settore dalle nebbie dell’abusivismo e dallo stesso concetto di area grigia che l’ha perimetrato per anni.
Sul tavolo di lavoro verranno quindi esaminate e messe a fattor comune le prerogative del CCNL Multiservizi (siglato da LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE, AGCI, FISE e CONFAPI assieme a FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL, UILTUCS UIL), del contratto S.A.F.I. (Servizi Ausiliari, Fiduciari e Integrati – siglato da ANISI, PIU’SERVIZI, ANIVP SERVIZI, FEDERSICUREZZA assieme a UILTUCS UIL), del CCNL per i dipendenti di agenzie di Sicurezza Sussidiaria non armata e degli Istituti Investigativi (siglato da AISS assieme a FEDERTERZIARIO ed UGL SICUREZZA) e del CCNL per i dipendenti degli Istituti Investigativi privati e di agenzie di Sicurezza Sussidiaria (siglato da FEDERPOL assieme a FESICA CONFSAL).
Sono stati quindi nominati due Comitati a composizione paritetica: uno dedicato alla riforma normativa e uno alla materia contrattuale giuslavoristica.
I due tavoli lavoreranno in parallelo per produrre, di concerto e in tempi brevissimi, delle regole eque – scritte da tecnici per tecnici – capaci di governare il settore sia sul fronte contrattuale (con uno strumento unico per gli operatori della sicurezza non armata), sia sul fronte strettamente normativo (con un elenco di istanze di riforma da rappresentare al ministero dell’Interno). Istanze la cui valenza sarebbe ovviamente rafforzata dal peso specifico generato dall’alleanza confederale e dalla sua maggiore rappresentatività nel campo dei servizi di sicurezza non armata.
A spingere sull’acceleratore della parte contrattualistica, a latere, un rinnovo contrattuale della vigilanza privata che regola anche gli operatori fiduciari, peraltro a condizioni economiche molto discutibili.
“L’art. 36 della Costituzione pone, quale principio fondante del nostro ordinamento, che il lavoratore abbia diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Come si coniuga tale principio con una tariffa oraria netta di € 3,00, che moltiplicata per 160 ore mensili vuole dire uno stipendio netto di € 480,00”? – si domanda Roberto Gobbi (Federpol).
Gli fa eco Franco Cecconi (AISS): “Firmare un CCNL peggiorativo per i lavoratori non dovrebbe essere possibile, invece è accaduto con il CCNL per dipendenti da istituti e imprese di Vigilanza Privata e Servizi Fiduciari, siglato da FILCAMS, FISASCAT e UGL assieme ad ASSIV, LEGACOOP, FEDERLAVORO, AGCI e ora esteso anche ad ASSVIGILANZA, ANIVP e UNIV. Per il trattamento dei servizi fiduciari, vi sono tutti gli estremi per l’impugnazione. Per far rinascere l’economia occorre costruire un equilibrio tra lavoratori e parte datoriale, non strozzinare gli operatori e la loro dignità”.
Caustico Bruno Fragnito (AOSIS): “Farsi dumping in casa dev’essere prerogativa del nostro settore. E non solo tra sindacati che su tavoli diversi firmano contratti in pejus per i loro lavoratori, ma anche tra associazioni che appartengono allo stesso circuito confederale, visto che AOSIS/FISE appartiene a Confindustria tanto quanto ASSIV”.
Certo è curioso che a sottolineare il problema “salario” sia una Confederazione di rappresentanze datoriali, sottolinea Francesco Pignatelli (Più Servizi): “ricondurre ad unità la situazione contrattuale valorizzerà le specificità delle diverse figure in gioco individuando limiti e confini di ciascun segmento operativo, per evitare che la security disarmata resti quell’area grigia sulla cui deregulation è ormai sempre più conveniente speculare”.
Per Massimiliano Magon (ANISI) “la definizione di un contratto unitario di comparto potrebbe rappresentare un modello di riferimento economico e di tutele minime almeno per i contratti pubblici, proponendosi come riferimento de minimis anche nei confronti dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture”.
Insomma, c’è materia su cui lavorare e ci sono parecchi motivi per portare avanti il lavoro, dal momento che “è la riforma normativa a porre le basi per uno strumento contrattuale equo, moderno e in linea con le più recenti teorie giuslavoristiche sostenute dall’attuale Governo. Ed è questo che richiama l’interesse di Federsicurezza, da sempre attento osservatore dei processi di coagulazione in atto nel comparto sicurezza” – conclude Luigi Gabriele (Federsicurezza).
Fonte: http://www.vigilanzaprivataonline.com/riforma-tulps/sicurezza-non-armata-arrivano-una-confederazione-e-un-contratto-unico-di-lavoro.html
Sul sito della federpol compare un articolo leggermente differente che attesta le dichiarazioni dell'AISS a Luciano Fabbri invece che a Franco Cecconi...Si metteranno mai d'accordo? Boh!
Comunque dopo Enbisi, Enbisit e Confisi ecco un nuovo sodalizio che nasce sotto la stella di questo CCNL a favore dei lavoratori. Vediamo cosa saranno in grado di tirare fuori anche se sono molto scettica sulla questione data la natura di alcuni personaggi poco coerenti in quello che dicono e che fanno. Un punto assolutamente chiaro c'è in tutto questa vicenda: Dove ci sono i soldi trovano l'amore anche i peggiori nemici, della serie "tutti hanno un prezzo"....BAH!
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