giovedì 23 aprile 2015

ALESSANDRO CASCIO NON RIDE PIU', CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE DAL TRIBUNALE DI AOSTA


Riportiamo un bellissimo articolo uscito oggi sul noto "Paladino della Giustizia" Alessandro Antonino Cascio alias Trinakria alias Alessandro Demetra






Alessandro Cascio, è un ex investigatore privato, oggi presidente della associazione di categoria per gli investigatori A.P.I.S. La diatriba intercorsa nasce in rete, esattamente in un gruppo di Facebook, con una Guardia Giurata della Valle d’Aosta Roberto Pau, per disaccordi sulle normative che regolamentano la categoria Vigilanza, portierato e Servizi Fiduciari.


Tutto ebbe inizio nel Gennaio 2013, periodo nel quale la GPG ricopriva l’incarico di Segretario Nazionale di una nota associazione di categoria a difesa delle vigilanza privata, quale intratteneva rapporti con il Senato per le proposte di legge da egli presentate. Il condannato Alessandro Demetra, così si fa’ chiamare in rete coprendosi sotto lo pseudonimo di Trinakria, iniziava a pretendere ragioni sui servizi fiduciari riconducendoli alla SECURITY quale di fatto la normativa parla chiaro; tali possono essere svolti solo ed esclusivamente dalle Guardie Giurate armate. Nella diatriba nata tra gli attivisti della rete, la Demetra Group con questo escamotage, per mezzo di Cascio, contestava e proponeva sul mercato servizi non congrui con la normativa vigente, dove le GPG lamentavano che costui non è autorizzato allo svolgimento mettendo in difetto la categoria.




Ricostruendo in breve il trascorso nella vicenda che porta alla condanna dell’ex investigatore privato, egli oltre a costruire articoli diffamatori, pertanto contenenti falsità o distorsioni, arrivò al punto di trasmettere un fax all’istituito di vigilanza privata nel tentativo di denigrare e far perdere il lavoro alla GPG che oggi giova di una sentenza esemplare. Cascio, pavoneggiando il suo blog e cercando di ricondurre con opera di convincimento l’Istituto di vigilanza che quanto da lui scritto risultasse vero, porta al sospetto la proprietà quale prende ingiustamente provvedimenti a danno del dipendente. Con tale modus, cercava notorietà nel web andando ad incuriosire e creare interesse con articoli scandalistici per potersi pubblicizzare gratuitamente e così indicizzare meglio la sua attività gratuitamente quale ad oggi risulta segnalata all’autorità del garante per pubblicità ingannevole.


Come tutte le storie a lieto fine, dove la giustizia seppur lenta arriva con giusti verdetti, Alessandro Cascio dovrà risarcire ben €. 10.000,00 per danni cagionati ingiustamente alla GPG, più spese legali ed una multa penale. Il giudice ha dichiarato immediatamente esecutiva l’azione risarcitoria quale esula da eventuali appelli – La GPG quale venne licenziata, ora è stata reintegrata sul posto di lavoro.


Fonte: http://www.senzabarcode.it/2015/04/da-difensore-della-legge-a-condannato-per-diffamazione/


Personalmente mi complimento con il Sig. Pau per la grande vittoria. Questa sentenza esemplare ci spinge a credere ancora nella Magistratura. Speriamo che il Sig. Cascio decida vivamente di smettere di denigrare persone come il Sig. Roberto Pau, Fabio Sanfilippo, l'Italdetectives. IN CASO CONTRARIO QUESTO BLOG SARA' BEN FELICE DI PUBBLICARE OGNI CONDANNA DA PARTE DEI TRIBUNALI.

sabato 21 febbraio 2015

Straordinaria l'assenza di trasparenza della Pubblica Amministrazione

Prefettura di Oristano: Perchè continua a nascondere?
Prefettura di Oristano: Perchè una prefettura impedisce l'accesso agli atti per verificare la regolarità di una licenza? Quali interessi nasconde?
La Italdetectives® Association al fine di tutelare la regolarità della categoria e per dare voce alle segnalazioni dei numerosi abusivi, che a seguito del DM 269/2010 si sono moltiplicati piuttosto che diminuire,  ha dato inizio alla richiesta di accesso agli atti presso alcune prefetture.
A seguito di una segnalazione pervenutaci in Ottobre 2014 abbiamo chiesto l'accesso agli atti alla Prefettura di Oristano per verificare la regolarità di licenza del titolare di un'agenzia investigativa (leggi qui la prima richiesta).  A seguito del primo diniego (leggi qui )  abbiamo effettuato di nuovo la richiesta tramite un legale (leggi qui la richiesta dell'avv. Locci). Il 26 Gennaio 2015 la Prefettura, ci risponde inviando una email ad un altro indirizzo di posta elettronica incurante di controllare dopo l'accettazione, l'avvenuta consegna. Infatti, la Prefettura di Oristano, nella persona dell'Ill.mo Viceprefetto Saba, sbaglia indirizzo di posta elettronica e nemmeno si fa carico di controllare l'effettivo recapito della P.e.c. tanto è la Sua supponenza! (postEcert è diverso da postAcert! E' come spedire una raccomandata ad un indirizzo sbagliato:torna indietro con indirizzo sconosciuto!!)  (leggi qui).

Cosa nasconde la Prefettura di Oristano?
Dopo i recenti e numerosi fatti di corruzione ed abusivismo perchè le istituzioni si ostinano a negare la traparenza?
Dopo il D.M. 269/2010 per la categoria molte cose sono cambiate: IN PEGGIO.
Gli abusivi si sono moltiplicati, gli uffici delle Prefetture preposti (vedi Udine) continuano ad interpretare la normativa incuranti delle disposizioni ministeriali, la polizia amministrativa, se controlla, lo fa solo con chi è in regola ed infine  il Ministero dello Sviluppo Economico (leggi qui il quesito per il quale ancora non abbiamo risposta) e l'A.N.A.C. continuano tranquillamente ad ignorarci per non parlare del Prefetto Valentini.
Abbiamo chiesto a tutte le prefetture d'Italia l'elenco delle autorizzazioni attive proprio perchè, la mancanza di trasparenza, la "discrezionalità" esercitata arbitrariamente ancora dai Prefetti (solo in Italia!) e la totale assenza di verifiche da parte del Ministero dell'Interno (celandosi dietro "non abbiamo mezzi"), ha permesso la situazione assurda di avere 90 abusivi ogni 10 licenze regolari. Su oltre 120 prefetture solo 16 hanno risposto! E mentre la Commissione Consultiva Centrale fa "finta" di occuparsi dei problemi della categoria le associazioni che la compongono continuano a mantenere i "panni sporchi" con il benestare del Ministero dell'Interno.
E pensare che il 4 febbraio p.v presso la UNI siamo stati chiamati ad un incontro per discutere altre regole per gli investigatori privati, come se quelle dettate dal D.M. 269/2010 non bastassero. Premesso che non ho nulla in contrario alla certificazione ma la domanda inevitabilmente nasce: a chi servirà una futura  "certificazione degli investigatori privati"? A far ingrassare gli enti e le associazioni  che vivono di corsi piuttosto che difendere la categoria?
E mentre discutiamo di certificazione le multinazionali in italia preferiscono affidare i lavori alle nostre concorrenti in Europa...... 
A Voi le riflessioni.


Bernardo Ferro
Presidente Italdetectives

Link articolo: http://www.italdetectives.org/index.php?option=com_content&view=article&id=288:prefettura-di-prefettura-di-oristano-perche-continua-a-nascondere&catid=12&Itemid=105

domenica 3 agosto 2014

Italdetectives, ricorso al TAR Lazio contro il Ministero dell'Interno

Ennesima battaglia che vede coinvolta la Italdetectives mentre altri si ingrassano a suon di corsi...
Vi invito ad aderire al ricorso!



Il Ministero dell'Interno, quando si degna di rispondere, lo fa in modo evasivo e capzioso.

ADESSO BASTA!. Siamo stanchi di essere presi in giro.

Il Ministero dell'Interno, nella persona della Dott.ssa Santorufo in merito al nostro sollecito, tramite un legale, riguardante il rilascio dei tesserini di riconoscimento ci ha risposto così : clicca qui per leggere la risposta.

Se pensano di evitare ulteriori attese per una nostra distrazione, dato il periodo estivo, hanno ignorato che esistono persone che, come me, credono in questo lavoro.


Al di là della mia carica di Presidente della Italdetectives® questa volta scrivo come portavoce dell'intera categoria. Dopo questa ennesima risposta beffarda, ho incaricato un legale per preparare il ricorso al T.A.R. in merito al riconoscimento di un diritto che organi istituzionali a vari livelli hanno sancito: nel D.P.R. 153/2008, nel D.M. 269/2010, nel Vademecum Operativo, e che ancora oggi, dopo oltre 6 anni, ci è negato.

Successivamente, gli aderenti al ricorso, richiederanno il risarcimento per i danni eventualmente subiti.

I tempi per presentare il ricorso al Tar Lazio sono stretti: entro il 27 agosto 2014 (30 giorni dalla loro risposta). Noi andiamo avanti e lo presenteremo.

Essere riconosciuti significa veramente combattere l'abusivismo ed iniziare, non a parole ma con i fatti che ci hanno sempre contraddistinto (vedi prefettura di Udine), a richiedere l'accesso alle banche dati, accesso che ad oggi a noi è negato perchè non siamo identificabili.

Mentre i componenti della Commissione Consultiva Centrale insieme al Ministero dell'Interno decidono corsi di formazione e altre "imposizioni" inutili visto che non possiamo lavorare in legalità, la Italdetectives® andrà avanti per far riconoscere i diritti della categoria.

Se vi reputate dei seri Investigatori Privati per far valere la vostra dignità e professionalità è d'obbligo scendere in campo con me, senza distinzione di associazione per ottenere cio' che ci spetta, con l'adesione al ricorso in modo concreto partecipando alle spese, che, come ben sapete sono alte, entro e non oltre il 15 agosto.

Se saremo in tanti non solo vinceremo questa battaglia, ma IMPEDIREMO di farci mettere ulteriori vincoli, tasse e vessazioni, nelle prossime riunioni della Commissione Consultiva Centrale.

Tutti gli Investigatori Privati che vogliono aderire possono inviare una email direttamente al sottoscritto: presidente@italdetectives.org

Per trasparenza tutti gli aderenti potranno prendere sempre visione delle attività relative al ricorso stesso.

Articolo tratto da Italdetectives.org

martedì 22 luglio 2014

Moderazione

Annuncio ai lettori del blog:
I contenuti del blog non sono diffamatori ma basati su fatti di cronaca del settore.
Pertanto non sono accettati commenti maleducati, minacciosi, strafottenti e spam.
Per chi avesse problemi con il blog può tranquillamente non entrare visto che io non sono andato a cercare nessuno.

Fiducioso in una vostra collaborazione vi auguro una buona giornata.

martedì 17 giugno 2014

Se la privacy diventa una farsa...La moglie fa beccare il marito evasore ma l’Authority sanziona il detective privato

Siamo il paese dell'assurdo....

Vi lascio all'articolo tratto dal sito dell'Italdetectives a cura del giornalista Stefano Sansonetti della "La Notizia"...

All’inizio era una storia boccaccesca, con due coniugi che litigano e in tribunale se ne danno di santa ragione. Adesso è diventato un confronto che ha avuto un’imprevista escalation e rischia di scatenare una guerra: da una parte il mondo delle società di investigazioni private, dall’altra il Garante della privacy. Il fatto è che lo scorso 30 maggio, con un provvedimento che sta già sollevando un vespaio, l’Authority guidata da Antonello Soro ha multato una società del settore, La Segretissima Investigazioni srl, “rea” di aver effettuato indagini sull’attività professionale di un medico senza una preventiva comunicazione nei confronti del diretto interessato. Già messa così sembra paradossale.


I protagonisti

Il fatto è che la società avrebbe scoperto che il dottore, un cardiologo del centro Italia (di cui naturalmente non possono essere fornite le generalità proprio per ragioni di privacy) è un evasore fiscale, perché svolge un’attività privatistica senza emettere documenti fiscali. Il tutto è stato trasfuso dalla società in un report prodotto nel giudizio di separazione che vede opposto il cardiologo alla moglie, medico pure lei. Insomma, l’investigazione era stata commissionata proprio dalla consorte per rintuzzare le pretese del marito che voleva abbassare l’entità degli alimenti corrisposti alla moglie sulla base di una precedente decisione del giudice. La Segretissima è stata condannata a pagare 12 mila euro per violazione del Codice della privacy. Ma la questione non sta certo nella multa in sé, quanto nell’affermazione di un precedente che potrebbe bloccare le attività delle società di investigazioni. Da qui alla discesa in campo della Italdetectives, una delle maggiori associazioni rappresentative degli investigatori privati, il passo è stato breve. Anche perché si dà il caso che il titolare della Segretissima, Bernardo Ferro, sia anche presidente della Italdetectives. E quindi lo scontro con il Garante adesso coinvolge di fatto tutto il settore.

La contestazione
I tecnici di Soro, in buona sostanza, hanno sanzionato la società per “mancata informativa di cui all’art. 13 del Codice della privacy”. L’articolo in questione dice che “l’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali sono previamente informati oralmente o per iscritto”. A meno che, aggiunge il comma 5, le informazioni siano raccolte “ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive”. E proprio a questo comma si era appellata La Segretissima, visto che il report finale doveva servire alla moglie del medico per difendersi dalle pretese avanzate in giudizio dal marito, dimostrando che è un evasore fiscale. Ma il Garante della privacy già il precedente 19 maggio 2014 (cioè una manciata di giorni prima della sanzione finale) aveva respinto la posizione della Segretissima dicendo che “l’esenzione dall’obbligo di fornire l’informativa” opera solo nel caso in cui “i dati personali non sono raccolti presso l’interessato”, ossia presso terzi. La società, invece, per scoprire le furbizie fiscali del cardiologo aveva utilizzato collaboratori che si erano finti pazienti e avevano raccolto risultanze, anche fotografiche, proprio dal diretto interessato. Tra l’altro la stessa società il 21 gennaio del 2014 ha denunciato il cardiologo alla Guardia di finanza per evasione fiscale. Ma alla fine il Garante ha deciso sulla base di un’interpretazione del codice che alla Italdetectives non va proprio giù. Al punto che contro la decisione scatterà un ricorso a giorni.

Il precedente
E poi l’aspetto boccaccesco. Alla separazione dei coniugi si era arrivati qualche anno fa perché il marito era stato il primo a ingaggiare una società di investigazioni che aveva scoperto i tradimenti della moglie. Ne era seguito un report investigativo. Anni dopo, quindi, per perorare le sue istanze davanti al giudice, la moglie ha deciso di rendere pan per focaccia avvalendosi degli stessi mezzi. Sul terreno rimangono le rivendicazioni delle società di investigazione che hanno sì una licenza rilasciata dalle prefetture (e lautamente pagata con tanto di polizza assicurativa), ma sulla carta non sono vincolate al rispetto di un codice deontologico. La cui adozione, semmai, dovrebbe essere stimolata dal ministero dell’interno. Adesso, complice la decisione del Garante, il settore sembra intenzionato a dare battaglia per non farsi bloccare l’attività da altri simili provvedimenti.
@SSansonetti

Fonte: http://www.italdetectives.org/index.php?option=com_content&view=article&id=263:se-la-privacy-diventa-una-farsa-la-moglie-fa-beccare-il-marito-evasore-ma-l-authority-sanziona-il-detective-privato&catid=12&Itemid=105

giovedì 3 aprile 2014

RINVIO A GIUDIZIO PER Antonino Alessandro Cascio alias Demetra.

Rinviato a giudizio in data 24 settembre 2014 presso il Tribunale di Aosta. Vi aspettiamo numerosi a breve pubblicheremo l'atto di citazione di Alessandro Antonino Cascio. Per chiunque dovesse riscontrare sul web il proprio nome e cognome, la propria azienda, il logo della società, tutto quello che può essere diffamatorio è pregato di inoltrare l'esposto alla Procura della Repubblica di  Aosta.
Fonte: http://alfabetaciarly.blogspot.it/2014/03/rinvio-giudizio-per-antonino-alessandro.html

Apprendo da questo blog che il Segretario Nazionale dell'APIS e titolare della Demetra Group è stato rinviato a giudizio. Aspetto con ansia di conoscere le motivazioni! Presto arriveranno nuovi aggiornamenti sul caso!

martedì 1 aprile 2014

Sicurezza non armata: arrivano una Confederazione e un contratto unico di lavoro

Importante svolta per l’ultimo incontro del tavolo interassociativo della security disarmata, che l’11 febbraio scorso aveva dato vita al primo Patto Italiano per la Sicurezza Non Armata.

Nel meeting romano del 20 marzo le Associazioni AISS, ANISI, AOSIS, CONFSICUREZZA, FEDERPOL e PIU’SERVIZI hanno formalizzato la nascita di una Confederazione che si faccia portavoce degli interessi rappresentati dal Patto Italiano per la Sicurezza Non Armata. Con due obiettivi primari: coagulare le istanze di riforma normativa da presentare al decisore politico e dare contestualmente vita ad una piattaforma contrattuale unitaria che disciplini, in maniera puntuale, adeguata al comparto e dignitosa per i lavoratori, l’intero settore della security disarmata (portierati e receptionist, addetti al controllo - “ex buttafuori”, steward, investigatori privati, etc).
Il Patto Italiano per la Sicurezza Non Armata fa sul serio.
Al ritmo di un incontro al mese, che conferma l’impegno delle Associazioni aderenti, la compagine interassociativa che rappresenta la security disarmata consolida i propri obiettivi e preme sull’acceleratore dell’operatività. Il 20 marzo a Roma si è infatti registrato un essenziale punto di svolta sia sul fonte istituzionale, sia sul fronte contrattuale.
In primo luogo è stato impresso al tavolo uno stigma istituzionale con la costituzione di una Confederazione che coaguli e formalizzi gli impegni assunti dalle Associazioni componenti il Patto: AISS, ANISI, AOSIS, CONFSICUREZZA, FEDERPOL, PIU’SERVIZI e FEDERSICUREZZA in qualità di osservatore. Tale Confederazione presenterà natura trasversale di secondo livello: sarà quindi “altra” rispetto alle realtà confederali già rappresentate dalle sigle che compongono il tavolo, a garanzia di imparzialità e di equidistanza operativa.
Ma la svolta è arrivata soprattutto sul fronte operativo, con la scelta di procedere all’immediata elaborazione di una piattaforma contrattuale a base unitaria che assommi il meglio di ciascun contratto di lavoro dedicato agli operatori del comparto sicurezza disarmata. L’intento è quello di definire regole certe a maggior tutela degli operatori e delle aziende che operano con serietà sul mercato, quindi di far emergere il settore dalle nebbie dell’abusivismo e dallo stesso concetto di area grigia che l’ha perimetrato per anni.
Sul tavolo di lavoro verranno quindi esaminate e messe a fattor comune le prerogative del CCNL Multiservizi (siglato da LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE, AGCI, FISE e CONFAPI assieme a FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL, UILTUCS UIL), del contratto S.A.F.I. (Servizi Ausiliari, Fiduciari e Integrati – siglato da ANISI, PIU’SERVIZI, ANIVP SERVIZI, FEDERSICUREZZA assieme a UILTUCS UIL), del CCNL per i dipendenti di agenzie di Sicurezza Sussidiaria non armata e degli Istituti Investigativi (siglato da AISS assieme a FEDERTERZIARIO ed UGL SICUREZZA) e del CCNL per i dipendenti degli Istituti Investigativi privati e di agenzie di Sicurezza Sussidiaria (siglato da FEDERPOL assieme a FESICA CONFSAL).
Sono stati quindi nominati due Comitati a composizione paritetica: uno dedicato alla riforma normativa e uno alla materia contrattuale giuslavoristica.
I due tavoli lavoreranno in parallelo per produrre, di concerto e in tempi brevissimi, delle regole eque – scritte da tecnici per tecnici – capaci di governare il settore sia sul fronte contrattuale (con uno strumento unico per gli operatori della sicurezza non armata), sia sul fronte strettamente normativo (con un elenco di istanze di riforma da rappresentare al ministero dell’Interno). Istanze la cui valenza sarebbe ovviamente rafforzata dal peso specifico generato dall’alleanza confederale e dalla sua maggiore rappresentatività nel campo dei servizi di sicurezza non armata.
A spingere sull’acceleratore della parte contrattualistica, a latere, un rinnovo contrattuale della vigilanza privata che regola anche gli operatori fiduciari, peraltro a condizioni economiche molto discutibili.
“L’art. 36 della Costituzione pone, quale principio fondante del nostro ordinamento, che il lavoratore abbia diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Come si coniuga tale principio con una tariffa oraria netta di € 3,00, che moltiplicata per 160 ore mensili vuole dire uno stipendio netto di € 480,00”? – si domanda Roberto Gobbi (Federpol).
Gli fa eco Franco Cecconi (AISS): “Firmare un CCNL peggiorativo per i lavoratori non dovrebbe essere possibile, invece è accaduto con il CCNL per dipendenti da istituti e imprese di Vigilanza Privata e Servizi Fiduciari, siglato da FILCAMS, FISASCAT e UGL assieme ad ASSIV, LEGACOOP, FEDERLAVORO, AGCI e ora esteso anche ad ASSVIGILANZA, ANIVP e UNIV. Per il trattamento dei servizi fiduciari, vi sono tutti gli estremi per l’impugnazione. Per far rinascere l’economia occorre costruire un equilibrio tra lavoratori e parte datoriale, non strozzinare gli operatori e la loro dignità”.
Caustico Bruno Fragnito (AOSIS): “Farsi dumping in casa dev’essere prerogativa del nostro settore. E non solo tra sindacati che su tavoli diversi firmano contratti in pejus per i loro lavoratori, ma anche tra associazioni che appartengono allo stesso circuito confederale, visto che AOSIS/FISE appartiene a Confindustria tanto quanto ASSIV”.
Certo è curioso che a sottolineare il problema “salario” sia una Confederazione di rappresentanze datoriali, sottolinea Francesco Pignatelli (Più Servizi): “ricondurre ad unità la situazione contrattuale valorizzerà le specificità delle diverse figure in gioco individuando limiti e confini di ciascun segmento operativo, per evitare che la security disarmata resti quell’area grigia sulla cui deregulation è ormai sempre più conveniente speculare”.
Per Massimiliano Magon (ANISI) “la definizione di un contratto unitario di comparto potrebbe rappresentare un modello di riferimento economico e di tutele minime almeno per i contratti pubblici, proponendosi come riferimento de minimis anche nei confronti dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture”.
Insomma, c’è materia su cui lavorare e ci sono parecchi motivi per portare avanti il lavoro, dal momento che “è la riforma normativa a porre le basi per uno strumento contrattuale equo, moderno e in linea con le più recenti teorie giuslavoristiche sostenute dall’attuale Governo. Ed è questo che richiama l’interesse di Federsicurezza, da sempre attento osservatore dei processi di coagulazione in atto nel comparto sicurezza” – conclude Luigi Gabriele (Federsicurezza).

Fonte: http://www.vigilanzaprivataonline.com/riforma-tulps/sicurezza-non-armata-arrivano-una-confederazione-e-un-contratto-unico-di-lavoro.html

Sul sito della federpol compare un articolo leggermente differente che attesta le dichiarazioni dell'AISS a Luciano Fabbri invece che a Franco Cecconi...Si metteranno mai d'accordo? Boh!

Comunque dopo Enbisi, Enbisit e Confisi ecco un nuovo sodalizio che nasce sotto la stella di questo CCNL a favore dei lavoratori. Vediamo cosa saranno in grado di tirare fuori anche se sono molto scettica sulla questione data la natura di alcuni personaggi poco coerenti in quello che dicono e che fanno. Un punto assolutamente chiaro c'è in tutto questa vicenda: Dove ci sono i soldi trovano l'amore anche i peggiori nemici, della serie "tutti hanno un prezzo"....BAH!

sabato 15 marzo 2014

Investigatori privati, ex buttafuori, steward: parla Roberto Gobbi, Segretario Generale FEDERPOL

Fonte del video: http://youtu.be/QZmD48cscqU

http://www.vigilanzaprivataonline.com - Investigatori privati, collaboratori di agenzia, addetti ai servizi di controllo, steward: Roberto Gobbi, Segretario Generale di FEDERPOL (Federazione Italiana Istituti Investigazioni, Informazioni e Sicurezza), chiede di poter svolgere le attività investigative senza vincoli ulteriori rispetto a quelli previsti per i comuni cittadini e auspica una normalizzazione di quelle attività (come il bodyguarding) già operate dagli investigatori privati in modo illecito per assenza di una norma, ma con il tacito "benestare" del ministero dell'Interno e dell'Autorità Giudiziaria. Sul fronte contrattuale, auspica un'unificazione ma prima ancora un argine alla proliferazione di CCNL volti solo alla mortificazione economica dell'operatore, con salari che non consentono una vita dignitosa, quindi contrari al dettato Costituzionale.
FEDERPOL è membro del primo Patto Italiano per la Sicurezza Non Armata, che si fa portavoce delle istanze di riforma normativa e contrattuale del comparto

Il pezzo sopra riportato è tratto da vigilanza privata online, riassunto di quanto dichiarato dal Segretario Generale Federpol Roberto Gobbi. 
In primis mi preme far notare che tutta l'attività Federpol si incentra sulla figura di Roberto Gobbi...Agatino Napoleone, "Il Presidente" ad oggi risulta essere nascosto nell'ombra...ma non siamo qui a giudicare politiche associative...

Piuttosto analizziamo un passaggio dell'intervista dell'Avv. Investigatore Roberto Gobbi:
"Roberto Gobbi, Segretario Generale di FEDERPOL (Federazione Italiana Istituti Investigazioni, Informazioni e Sicurezza), chiede di poter svolgere le attività investigative senza vincoli ulteriori rispetto a quelli previsti per i comuni cittadini e auspica una normalizzazione di quelle attività (come il bodyguarding) già operate dagli investigatori privati in modo illecito per assenza di una norma, ma con il tacito "benestare" del ministero dell'Interno e dell'Autorità Giudiziaria."

Cosa vuole dire il Gobbi in quello che dichiara? Che rapporti intercorrono tra Federpol e il Ministero? L'attività di bodyguarding è "ammessa" se si è socio Federpol? E se sono socio Conipi o Italdetectives? 

Quanto viene affermato è sconcertante....A voi le dovute riflessioni e conclusioni...
 
 

Accordo di collaborazione tra Italdetectives e FEASC-Cisal Terziario per la stesura del CCNL

Nuovo episodio nella telenovella del contratto collettivo nazionale di lavoro per gli operatori del mondo della security. Questa volta ci proveranno Italdetectives e FEASC-Cisal Terziario...Vi metto il link dell'accordo: Link
Come andrà a finire questa volta???

venerdì 7 marzo 2014

Commissione consultiva centrale, una convocazione d'oro!

Con piacere apprendo la convocazione della Commissione consultiva centrale per le attività di cui all'art. 134 T.U.L.P.S.
La convocazione è consultabile a questo link: Link
...Approfondiamo.... 
Tralasciamo subito le due associazioni che si "pongono sopra le parti" come Conipi e Apis (loro rispondono direttamente a esseri superiori...i registri sono consultabili solo da entità superiori con delega del Supremo), quello che vorrei analizzare è:
Federpol dichiara 736 iscritti
Aiss: 155 iscritti
Italdetectives: 103 iscritti

Associarsi in Federpol costa 200€
Associarsi in Aiss costa ?boh?! poniamo coattivamente 200€
Associarsi in Italdetectives costa 200€

Ogni anno per le quote sociali alla Federpol entrano in cassa: 200 x 736: 147.200,00 €
Ogni anno per le quote sociali alla AISS entrano in cassa: 200 x 155: 31.000,00 €
Ogni anno per le quote sociali alla Italdetectives entrano in cassa: 200 x 103: 20.600,00 €

Ammettendo per assurdo che le cifre incassate da AISS e Italdetectives possano essere accettabili, come fa la Federpol a dichiarare 736 iscritti?
Il Ministero avrà verificato la veridicità di quanto dichiarato?
Quello che ancora più mi chiedo, visti gli enormi volumi di affari (quote sociali e attività formative) che movimenta un'associazione come la Federpol, non sarebbe il caso CARO MINISTERO DI OBBLIGARE A RENDERE PUBBLICO IL BILANCIO?

Dove vanno a finire tutti questi soldi? Troppe lacune, troppe cose che non tornano, E QUELLO CHE È PEGGIO MAI NIENTE CAMBIA.....

martedì 11 febbraio 2014

Corsi di Perfezionamento o Formazione o come li si vuole chiamare imposti dal D.M. 269/10

In questi giorni ho letto di un'interessante iniziativa dell'investigatrice/ perito fonico Flora Caruso in materia di Corsi di Perfezionamento imposti dal D.M. 269/10.
La Caruso pone un quesito di seguito riportato e scaricabile al link:

Quesito inviato al MIUR, Ministero dell'Interno, Italdetectives Association, Federpol, Conipi...
... OGGETTO: Corsi di perfezionamento ai sensi del DM 269/2010 ai fini dell'adeguamento delle licenze prefettizie

La sottoscritta Flora CARUSO, titolare di licenza prefettizia n. 0040997/41.01 del 05/08/2008 rilasciata dalla Prefettura di Cosenza, relativamente a quanto in oggetto e tenuto conto delle disposizioni contenute nel DM 269/2010, pone alla cortese attenzione delle S.V. Ill.me quanto segue:
Il comma 5, dell'allegato G, del DM 269/2010 prevede la partecipazione a "corsi di perfezionamento teorico/pratico in materia di investigazioni private ad indirizzo civile, penale o di informazioni commerciali, organizzati da strutture universitarie o da centri di formazione professionale riconosciuti dalle Regioni e accreditati presso il Ministero dell'Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, secondo le procedure da questo individuate" riferito investigatori privati in possesso di titolo di polizia da meno di cinque anni e sprovvisti di laurea triennale.
Con la successiva circolare n. 557/PAS.10974.10089.D (1) REG dell'11 giugno 2012, il Ministero de quo fa riferimento alle disposizioni contenute "nei DD.MM. n. 509/1999 e n. 270/2004 in merito all'attivazione da parte delle Università di Master di I° e II° livello ai quali, così come inciso dalla circolare stessa, si accede rispettivamente con la laurea o laurea specialistica magistrale". Nel caso di specie, il Ministero non ha individuato le procedure di accreditamento per i centri di formazione professionale riconosciuti dalle Regioni al fine di erogare Corsi di Formazione Professionale erroneamente chiamati Corsi di Perfezionamento, (questi ultimi riservati esclusivamente ai possessori di Diploma di Laurea), rivolti agli investigatori privati non in possesso dei titoli di studio necessari per accedere alla formazione universitaria così come chiarito dal Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca (MIUR) relativamente agli stessi, definendoli quali "corso di perfezionamento ed aggiornamento professionale ai sensi dell'art. 6, comma 2, lettera c) della Legge 341/90", nonchè secondo il Quadro dei Titoli Italiani del 2010 (QTI) "Diploma di Perfezionamento erogabili a possessori di Diploma di Laurea".
Nella fattispecie, la sottoscritta chiede se i corsi sostenuti a tutt'oggi dagli investigatori privati presso gli Atenei, soddisfino sia i requisiti previsti dalla norma indicata in oggetto, sia quanto disposto dalle norme del MIUR e sia per durata e contenuto, o siano da ritenersi solo come meri corsi di aggiornamento precludendo di fatto l'adeguamento richiesto dall'enunciato normativo.
La sottoscritta, altresì, rivolgendosi alle Associazioni di Categoria indicate in indirizzo chiede: come mai non hanno prestato la dovuta attenzione a quanto stabilito e contenuto nel DM 269/2010 e relativa Circolare Ministeriale dell'11/06/2012 comparato a quanto stabilito e contenuto nella Legge 341/90, art. 6, comma 2, lettera c) e Quadro dei Titoli Italiani del 2010? E' risaputo che uno dei primi obiettivi che si prefigge una qualsiasi associazione di categoria sia proprio quello della tutela dei propri associati e professionisti tutti.
Infine, la sottoscritta si auspica che a far data dal 16 marzo p.v., data ultima per l'adeguamento alla norma, la professione dell'investigatore privato sia almeno riconosciuta ed inserita nell'elenco delle Professioni regolate in Italia secondo quanto indicato nel QTI in riferimento al Qualifications Framework for the European Higher Education Area.
In attesa di cortese riscontro alla presente, si porgono deferenti saluti.
Con osservanza

Flora Caruso


Fino ad ora è giunta solo la risposta del Presidente Italdetectives Bernardo Ferro che riporto qui di seguito:


Preg.ma Collega,

in merito al Tuo quesito (Leggi il quesito) pervenuto a noi in data 7 Febbraio u.s. e ad altre associazioni di categoria, nonchè al M.I.U.R. ed al Ministero dell'Interno, sono a rappresentarti quanto segue :

In data 12 Aprile 2010, (l'associazione era appena nata e già contava oltre 40 iscritti sul territorio nazionale) presentammo richiesta di poter partecipare al tavolo della commissione consultiva centrale per le attività di cui all'art.134. Il nostro intento era quello di evidenziare le problematiche del settore degli Investigatori privati in quanto il D.M. 269/2010 era in fase di stesura.

L'allora dirigente responsabile del Ministero dell'Interno Viceprefetto Dott.ssa Laura Cassio ci rispose con lettera prot. n. 557/PAS.70.omissis che "Al riguardo, preso atto della costituzione di codesta associazione, si deve comunque rappresentare che l'art. 260 Quater del Dpr 153 del 04.08.2008 al punto G (,prevede che la commissione consultiva centrale sia composta “..... da non piu' di un esperto designato da ciascuna delle organizzazioni degli istituti di investigazione privata e di quelli per la raccolta delle informazioni commerciali comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale ......". Conseguentemente sono state convocate la Federpol per le investigazioni private e l'Ancic per le informazioni commerciali, che, allo stato, rispondono al citato requisito”.

Da allora iniziò una battaglia continua con il Ministero.

Abbiamo fatto un incontro con il Garante della Privacy, che fu totalmente ignorato.

Abbiamo fatto un incontro sempre al Ministero dell'Interno, presente anche ANIA al fine di rivedere le cauzioni e per segnalare il crescente abusivismo dei periti assicurativi che svolgevano investigazioni senza autorizzazione.

Abbiamo scritto al prefetto TOMAO nel novembre 2012 oltre per sollecitare i tesserini, anche per richiedere di poter lavorare “in legalità”

leggi qui lettera

e....siamo stati ignorati.

Nel frattempo l'associazione in merito alle richieste dettate dal D.M. 269, al fine di tutelare i soci in primis, e la categoria tutta, si è prodigata cercando di rispettare la normativa relativa agli obblighi formativi dell'allegato G e la successiva circolare del 2012, con l'organizzazione di corsi di formazione presso gli atenei di primaria rilevanza nazionale. Abbiamo colto l'opportunità di organizzare una formazione di qualità ed evitare le eventuali sanzioni o revoche di licenza, ventilate piu' volte dalle lettere che le Prefetture inviavano ai titolari di licenza per la mancanza dell'adeguamento professionale.

A tale proposito desidero ricordarTi che abbiamo denunciato la prefettura di UDINE, per impedire una revoca di licenza per un socio e finalmente solo cosi' abbiamo RISOLTO.

Abbiamo scritto al nuovo Prefetto Marco Valentini (visibile sul n. sito) il 6 settembre u.s. proprio in merito alla convocazione avvenuta il 30 agosto per la Commissione Consultiva Centrale e ad oggi, non solo non abbiamo ricevuto risposta, ma abbiamo ricevuto la stessa lettera di convocazione inviata ad agosto.

Nell'ultima convocazione della commissione consultiva centrale sono state invitate altre associazioni oltre la solita FEDERPOL, che ormai sembra abbia un “abbonamento” con il Ministero dell'Interno, la storica CON.IPI, anche la AISS e l'APIS.

In merito a queste ultime AISS e APIS mi riservo di richiedere al capo di gabinetto del Ministro una verifica dei requisiti di rappresentanza.

Alla luce di quanto esposto la Italdetectives Association rimane, nella mia persona in qualità di Presidente e nel Segretario Nazionale, a completa disposizione di tutta la categoria, indipendentemente che siano già soci o meno, al fine di valutare qualsiasi azione si voglia intraprendere nelle sedi opportune.

Daremo la massima diffusione delle azioni che riterremo opportuno intraprendere presso sedi differenti da quelle alle quali ci siamo rivolti fino ad ora.

Cordiali Saluti

Bernardo Ferro

Presidente Italdetectives® Association


Non ci è dato sapere se sono giunte risposte anche da altri enti visto che l'unica resa pubblica è quella di Ferro, leggibile sul sito web della italdetectives (www.italdetectives.org).

Lo stesso Ferro ha reso pubblico sul profilo Facebook della sua associazione che domani incontrerà presso il suo ufficio chiunque volesse consultare le carte e avere maggiori informazioni. Sarà presente anche la Caruso.

Il sottoscritto Bernardo Ferro, in qualità di Presidente della Italdetectives Association, indice un incontro fissato per giorno 12 febbraio pv alle ore 12 invitando tutti i colleghi investigatori presso la sede dell'Associazione, sita in Roma alla Via San Quintino n.19 per affrontare e discutere in merito al problema sollevato dalla Collega Flora Caruso e con l'occasione farà prendere visione di tutta la documentazione inerente l'attività svolta dall'Associazione a sostegno e tutela della categoria ed il relativo SILENZIO delle Istituzioni.
Per tutti quei colleghi che sono impossibilitati a presenziare tale incontro possono delegare colleghi di loro fiducia.
Cordialmente.
Bernardo Ferro


Flora Caruso scrive sul suo profilo di Facebook:
Comunico che giorno 12 febbraio p.v. sarò presente all'incontro con il Presidente della Italdetectives Association insieme ad altri colleghi che condividono il quesito da me posto all'attenzione delle dovute Autorità in merito ai corsi di formazione. Per tutti coloro che sono interessati ma impossibilitati a presenziare tale incontro possono, eventualmente, delegare la sottoscritta inviando email a globalservicecf@tiscali.it . VOGLIAMO CHIAREZZA E POSSIBILITA' DI POTER DIFENDERE I NOSTRI DIRITTI.

Onestamente la cosa che più mi incuriosisce sarà leggere, se mai ci sarà, la risposta di federpol e conipi, freschi di un triplice accordo insieme alla AISS di Franco Cecconi sulla formazione.

Alla luce di questo problema presentatosi con il quesito di Flora Caruso spero che il Ministero dell'Interno colga la palla al balzo per effettuare della PULIZIA MASSICCIA in un settore rovinato da truffatori, abusivi e speculatori.

A breve tornerò a scrivere un articoletto frutto di alcune ricerche messe a punto in questi mesi sui Direttivi delle Associazioni di Categoria, sui Rappresentanti del Ministero dell'Interno e sul D.M. 269/10.
 

martedì 10 settembre 2013

Ministero dell'Interno - Commissione Consultiva Centrale

Finite le ferie è periodo di riprendere i lavori. Con l'autunno cadono date importanti, tra l'evento più importante ci sono le nomine per la Commissione Consultiva Centrale. 
Oggi vorrei segnalare un'interessante lettera del Presidente della Italdetectives in merito alla Commissione Consultiva Centrale. 
Ricordiamo che il nuovo Prefetto è il dott. Marco Valentini che sostituisce il dott. Gianfranco Tomao.

Link alla lettera: Clicca

domenica 5 maggio 2013

Si vendeva i dati del Ministero. Poliziotto infedele in manette


Si vendeva i dati del Ministero. Poliziotto infedele in manette
Ai domiciliari l'investigatore e presidente regionale della Federpol, Paolo Carbone, titolare dell'agenzia Tony Ponzi. Era lui che commissionava le interrogazioni ai database della polizia all'agente della Direzione Centrale dell'Immigrazione in cambio di “una mancetta”. Coinvolto anche un poliziotto della Questura sottoposto ad obbligo di firma. L'accusa è “accesso abusivo ai sistemi informatici in uso alle forze di Polizia, e divulgazione di informazioni sottoposte a segreto”
Martedì, 16 aprile 2013 - 13:32:00
di Claudio Roma

Dal suo ufficio della Direzione Centrale dell'Immigrazione accedeva all'archivio del ministero degli Interni e ai database della Polizia per controlli sulle persone: identità residenza, auto, targhe, parenti ed eventuali carichi pendenti o denunce in corso. Ma a pagarlo non era lo Stato bensì un investigatore privato che aveva trovato “la via breve” per reperire informazioni.
Ora nei guai ci sono due agenti di Polizia. Il primo, F.L.L.C. Si è visto di buon ora bussare alla porta di casa i colleghi che gli hanno notificato un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Roma. L'accusa è pesante: “Accesso abusivo ai sistemi informatici in uso alle forze di Polizia, e divulgazione di informazioni sottoposte a segreto”. La Procura che ha seguito per diverso tempo il lavoro dell'uomo, e ha registrato tutti i suoi accessi al sistema. Per cercare di lasciare meno tracce possibili, il poliziotto infedele aveva coinvolto nel “giochetto redditizio”, anche un collega della Questura, l'assistente capo M.L.B., nei cui confronti è stato emesso, invece, un provvedimento di obbligo di firma.

Paolo Carbone
L'indagine è ovviamente proseguita con una visita anche negli uffici della Circonvallazione Clodia in una storica agenzia di investigazioni, la Tony Ponzi, gestita dall'ex poliziotto Paolo Carbone, accusato di essere il committente e pertanto agli arresti domiciliari. Da segnalare che Carbone, come risulta dal sito internet dell'agenzia, ha un curriculum di primissimo piano sia come investigatore della Polizia che come perito in diversi processi, tra cui quello di Marta Russo. Collaboratore anche di Trenitalia per la sicurezza antiterrorismo, Carbone dal 2008 risulta presidente regionale per il Lazio della Federpol, il sindacato che riunisce gli investigatori privati.
Insieme a Carbone, un collega di una seconda agenzia di cui non sono state rese note le generalità è stato sottoposto all'obbligo di firma.








sabato 4 maggio 2013

Conclusa la battaglia della Italdetectives contro la Procura di Udine

Con piacere ho appreso dal sito della Italdetectives che si è conclusa la battaglia contro la Procura di Udine. Questo blog si unisce alla gioia di Mainardis per la grandiosa vittoria! A tal proposito viene riportata la lettera di Mainardis pubblicata dal Presidente Ferro sul sito dell'Associazione:

"LETTERA APERTA ALL’ASSOCIAZIONE

Grazie!!!!!!!!!

Questa è la prima parola che mi viene da dirvi adesso che il sole è di nuovo comparso per me all’orizzonte!!!

Grazie all’Associazione, nella figura del nostro Presidente Bernardo FERRO,che mi è stato veramente accanto in tutte le fasi di questa lunga battaglia incoraggiandomi e sostenendomi quando le forze venivano a scemare e non si vedevano soluzioni .-

Grazie a tutta la Segreteria, con la quale quasi quotidianamente e a qualsiasi ora avevo contatti per consigli e forse per sentire una parola di incoraggiamento.-



Grazie all’Avv.to Annunziata D’AMBRA per l’umanità, la professionalità e l’impegno con il quale ha seguito e risolto tutta la vicenda sacrificandosi al punto di affrontare un lungo viaggio in treno da Catanzaro a Udine pur di giungere alla conclusione di questa storia.-

Grazie a tutti i Soci che mi sono stati a fianco e mi hanno fatto sentire veramente parte di una grande famiglia!

Ho fatto parte di diverse associazioni, ma senza tema di smentite, mai nessuno si era interessato in questo modo per un socio.-

Sono veramente orgoglioso di far parte della Italdetectives Association!!

Spero che a nessun altro collega possa accadere quanto a me è successo, ma la cosa non è certo improbabile!

Solo avendo vicino un'Associazione seria si può sperare che queste cose non accadano!

Un abbraccio a tutti voi e...grazie di nuovo!!!

Gianni MAINARDIS"

Link diretto alla lettera: http://www.italdetectives.org/index.php?option=com_content&view=article&id=215:lettera-aperta&catid=12&Itemid=105

venerdì 3 maggio 2013

Ecco un altro genio...


Articolo tratto da http://www.demetragroup.net/1/abusivi_impostori_2439205.html
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Cronaca de "LA STAMPA" di TORINO del 05/04/'13.
Falso ufficiale antidroga sale in cattedra nelle scuole
Una milizia  fasulla per gli  incontri  organizzati nelle scuole
Con una divisa di fantasia faceva   inchieste abusive sugli studenti Denunciati anche 30 collaboratori
Questa è la storia incredibile di Massimo Ibba,  42 anni, arrestato per bancarotta fraudolenta nel 2010, ora Direttore Generale dell’Agenzia Noas (Nucleo operativo antidroga e sicurezza scolastica), sorpreso dalla polizia, in divisa da alto ufficiale, con colori e fregi simili a quelli della Guardia di finanza, poco prima di una conferenza in una scuola, l’Enaip di Grugliasco, via Somalia 1.  Adesso è indagato dal pm Vito Destito per una lunga serie di  reati penali. Denunciati anche 30 «agenti» Noas, tra cui numerose donne.

Lampeggiante e manette
Ad accoglierlo a scuola, la mattina del 26 marzo, la preside in persona, Monica Costanzo. Lui che arriva a bordo di un’Alfa 159 con i colori d’istituto grigio-verdi, una deca sul muso e sul cofano. Sigla: AN-01. Sul sito dell’agenzia Noas, compaiono anche le immagini di due auto-pattuglie, due Mito bianco-blu, taroccate con il photoshop. E scorrono le immagini di una centrale operativa, con una selva di video collegati a chissà cosa .  Gli agenti del Direttore   Generale, che s’è ispirato alla struttura gerarchica della Cia, pagavano 350 euro per iscrizione.

Trenta agenti indagati
Tra loro guardie giurate, istruttori di arti marziali, body guard, addetti alla sicurezza di locali. Avevano placche di identificazione simili a quelle della polizia; giubbotti anti-proiettili; manette e divise con i gradi relativi. Ibba millantava rapporti con i Servizi Segreti e misteriose collaborazioni con le forze dell’ordine, snocciolando brillanti operazioni anti-crimine. Mai avvenute.
Forse si stava apprestando ad aprire altre «caserme», in tutta Italia, della sua milizia personale, completamente apolitica ma attenta al business della sicurezza.

«Beagle» emulo di Rex
Tra farsa e  dramma.  La Noas aveva pure l’unità cinofila anti-droga: il beagle di famiglia trasformato in segugio  ma solo durante le «lezioni» agli ignari studenti di Grugliasco e ai bimbi delle Elementari di Cuceglio, nel Canavese. Il dramma invece, riguarda l’indagine condotta all’interno dell’Enaip per individuare eventuali spacciatori e consumatori tra i minori. La polizia del commissariato San Paolo ha sequestrato decine di schede personali dei ragazzi, videofilm che riprendono i minori, realizzati da otto detective della Noas travestiti  da elettricisti.  La preside sarà sentita come testimone per ricostruire tutti i passaggi.

«Invisibili ma presenti»
Il Noas ha un logo che ricorda alla lontana uno simile adottato anni fa dalla polizia: un dragone in oro su campo blu, fronde di alloro ai lati e il motto: «Invisibili ma presenti».  Ibba si vantava di avere amicizie con  polizia e  carabinieri ma soprattutto con investigatori d’altissimo profilo. Secondo motto: Age quod Agis, fai bene quanto stai facendo. Seguono, sul profilo facebook, citazioni impegnative: «Non importa il colore o i gradi che indossi nella divisa, ma ciò che conta è quello che hai dentro. Questo è un servitore dello Stato Italiano». Parole sante. E un programma impegnativo: «Il Noas ha il compito di ricercare ed elaborare tutte le informazioni utili alla difesa del minore in ambito scolastico e ricreativo».

Nel mirino di «Striscia»
Massimo Ibba è però l’ex manager della Maxibba Communication, più volte nel mirino di «Striscia la notizia». Prometteva monitor nei bar e nei ristoranti, collegamento a banda larga per alimentare il ciclo continuo di pubblicità da mandare in onda, spesa da 2 mila euro e incassi promessi da 400 euro al mese.  Risultato: azienda fallita, soldi spariti, dipendenti a casa.
Ibba finì in carcere. L’avventura del Noas sembrerebbe iniziare nel 2009, con un «attento studio delle problematiche legate alla droga e alla tutela dei minori». Superato l’infortunio della «Maxibba», il manager (che ha una laurea in psicologia conseguita - dice lui - negli Usa) s’è dedicato all’Agenzia. E’ socio e amministratore - dice sempre lui - di Spotinvest,  Fondi Immobiliari Privati Italiani, Association Invest Group, Img immobiliare,  Nuova Edil Costruzioni, Direttore Generale de La Rosa Gialla, Guest Funeral House, Media Event, Training School Of Management. Nel portafoglio anche una ditta di abbigliamento, la Blm, cioè «Baciamo le mani». Chiude il vicequestore Elena Manti: «Indagini ancora lunghe, molto ancora da scoprire».
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lunedì 4 marzo 2013

Continua la battaglia della Italdetectives nei confronti della Prefettura di Udine

Con piacere mi sono trovato a leggere un nuovo atto dello spiacevole caso che vede coinvolto un socio della Italdetectives e il capo di gabinetto Dott.ssa Maria Rita Coluccia.
Finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di intraprendere una battaglia contro quelle istituzioni che troppe volte abusano del loro potere.
Anche se non sono coinvolto nella vicenda ringrazio il socio della Italdetectives Gianni Mainardis ed il Presidente della Italdetectives Dott. Ferro per aver creato un precedente.
Va tutto il mio sostegno al Sig. Gianni che con la sua denuncia ha dimostrato di voler cambiare il Paese e il mal costume Italiano!
Per dovere di cronaca vi riporto la denuncia:
 
ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI UDINE

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Il sottoscritto Mainardis Gianni, nato a Tolmezzo (Udine) il 24.06.1954 e ivi residente in via Grimacco nr 38,

ESPONGO QUANTO SEGUE

Sono titolare dell’impresa individuale denominata “Security Dealer”, corrente in Udine alla via del Cotonificio 94/B, che nello specifico si occupa di svolgere attività investigativa sia in ambito civile che penale. Il tutto in forza di una regolare licenza d’investigazione concessa dal Prefetto di Udine in data 20.05.2009 con Prot. N. 25039/209. In data 26 aprile 2010, presentavo alla Prefettura de qua, richiesta di estensione della su citata licenza affinchè potessi risultare iscritto nel registro prefettizio del personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi, per come stabilito dalla L.94/09 e dal D.M. 6.10.09. Purtroppo, in data 29.03.12, solo dopo due anni, ricevevo risposta dalla Prefettura in cui veniva fatto presente che i servizi di intrattenimento e di spettacolo rientravano tra le attività di cui al D.M. 269/2010, e che quindi necessitavano di una specifica autorizzazione, aggiungendo testualmente: Allo stato attuale le licenze intestate alla S.V. non autorizzano lo svolgimento di dette attività…..Al riguardo si precisa che questa Prefettura non ha ancora adottato formale provvedimento di rigetto della predetta istanza, in attesa dell’adeguamento delle licenze alle norme del D.M. 1 dicembre 2010 n. 269, nel frattempo intervenuto e che come noto ha profondamente innovato il settore degli istituti autorizzati ai sensi dell’art. 134 TULPS….”. Mi apprestavo ad adeguarmi a quanto richiesto dal D.M. 269/10 ma, nonostante ciò, in data 25.05.012, la Prefettura, nella persona della Dott. Maria Rita Coluccia mi comunicava il preavviso di rigetto ex art. 10 bis L. 241/90, precisando che nonostante la richiesta di estensione della licenza di cui al 134 TULPS, non possedevo i requisiti professionali minimi di cui all’allegato G del DM 26/10 e che, pertanto, era stato avviato un procedimento per il respingimento della estensione delle licenze di attività di cui al punto IV dell’art. 5 del D.M. 269/10. Ho immediatamente provveduto a contestare l’assunto della Prefettura mediante l’intervento, dapprima, dell’avv. Calzolari che con missive, rispettivamente, del 02.07.12 e del 17.08.12, rilevava l’illegittimità e l’infondatezza della “assurda” motivazione ostativa al rilascio della estensione della licenza e spiegava come invece io avessi diritto ad ottenere la stessa; poi con l’intervento dell’avv. D’Ambra che, con missiva del 10.02.13 chiedeva una sollecita soluzione alla situazione di stallo che si era venuta a creare, sottolineando che la stessa stava causandomi enormi danni a livello economico-imprenditoriale. Infatti, dal 2010 ad oggi, a causa della situazione sopra descritta, non posso assolutamente svolgere la mia attività di investigatore, questo però non mi esime dai precisi impegni e obblighi economici scaturenti dai costi fissi che la mia attività comporta. Nello specifico sono costretto a pagare comunque le numerose persone che attualmente si trovano alle dipendenze della mia ditta. Senza parlare poi dei costi con gli enti previdenziali, assistenziali, dei problemi con le banche ed altro ancora. Poichè ritengo che il comportamento adottato dalla Prefettura di Udine nella persona del Prefetto p.t., sia irrispettoso nei confronti della legge nonché nei confronti della mia persona, con il presente atto dichiaro di proporre, come in effetti propongo formale

QUERELA

contro la Prefettura di Udine, nella persona del Prefetto p.t., con sede in via della Prefettura n. 16, chiedendo che si proceda penalmente nei suoi confronti per il reato di omissione di atti d’ufficio di cui all’art. 328 c.p., e per tutti i reati che possono ravvisarsi dai fatti suesposti.

Con la presente intendo eleggere domicilio, per il suesposto procedimento penale, presso lo studio dell’avv. ANNUNZIATA D’AMBRA, sito in Catanzaro, alla via Amalfi n. 1, telefono 0961/737901; pec:studiolegaledambra@pec.it.

Con riserva di costituirmi parte civile nell'instaurando procedimento.

Ai sensi dell'art. 408, II° comma c.p.p. chiedo di essere avvisato nel caso in cui venisse richiesta l'archiviazione della presente notizia reato.

Catanzaro 28 febbraio 2013

In fede

E' possibile anche scaricare l'originale dal sito della Italdetectives: Scarica la denuncia in originale

venerdì 8 febbraio 2013

La Italdetectives denuncia il Prefetto di Udine

Navigando tra le varie fonti ho trovato questo articolo che ha suscitato il mio interesse:

"Le azioni vessatorie poste in essere dalla Prefettura di Udine (Dott.ssa Coluccia - S.E. Dott. Salemme) nonchè il silenzio del Ministero dell'Interno (S.E. Dott. Tomao) stanno portando sull'orlo del baratro un nostro collega di Udine. Vogliamo aggiungerne un altro alla lista? clikka qui
Nonostante i continui solleciti (vedi ultima lettera associazione) DAL 2010  LA PREFETTURA DI UDINE DEVE ANCORA RISPONDERE.!!!!
QUANTO DOBBIAMO ANCORA ASPETTARE???
Se è vero che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e la sovranità spetta al popolo allora mobilitiamoci contro questa  VIOLAZIONE DEL DIRITTO AL LAVORO. 
Niente lettere aperte.
L'associazione ha provveduto a promuovere azione legale nei confronti della prefettura di Udine e degli altri organi istituzionali coinvolti. 
Continuate a seguirci per gli aggiornamenti. 
Bernardo Ferro
Presidente Italdetectives®"

Tratto da Italdetectives.org

Esercizio abusivo di vigilanza privata: quali rischi per il committente?

Interessante articolo tratto da vigilanzaprivataonline.com
http://www.vigilanzaprivataonline.com/lettere-al-direttore/657-esercizio-abusivo-di-vigilanza-privata-quali-rischi-per-il-committente.html